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Giovanni Bianco

Giovanni Bianco nasce a Solighetto, in una casetta sopra la piazza, all'ombra del campanile, l'otto settembre del 1936, da Luigi e da Da Broi Giuseppina, terzultimo di sei figli, quattro maschi e due femmine.
I suoi primi anni li vive serenamente tra la casa paterna e la casa dei nonni, che si trova all'inizio di via Refrontolo, attualmente via Francesco Fabbri.
Nonostante le ristrettezze economiche, dovute alla guerra che sta per iniziare, in famiglia non manca il cibo, tutti si danno da fare, chi a preparare e coltivare l'orto, chi ad allevare animali da cortile e nella casa paterna, in cucina regna il caminetto, dove mamma Giuseppina si adopera a cucinare per tutta la famiglia.

A sei anni Giovanni inizia a frequentare le scuole elementari, situate al centro del paese e il ragazzo dimostra da subito una grande predisposizione al disegno.
Il desiderio di continuare a studiare per perseguire i suoi sogni è grande, ma la guerra è arrivata anche a Solighetto e la lotta tra tedeschi e partigiani, crea lutti, dolore e tanta povertà.
Giovanni a 12 anni deve smettere di studiare e va a lavorare dai maestri Emilio ed Attilio Fontana, decoratori in Solighetto; alla sera frequenta la Scuola di Disegno per Artigiani a Pieve di Soligo, in piazza Vittorio Emanuele 2°, dietro al vecchio municipio.

Tra gli insegnati troviamo i suoi datori di lavoro, il signor Innocente Gerlin , il geometra Oddone Mazzucco, tutti personaggi di rilievo nella preparazione dei futuri imprenditori, che si insedieranno poi con le loro nuove attività nel Quartier del Piave, dando la possibilità ai tantissimi emigranti di far rientro in Italia.
Con il loro spirito imprenditoriale e con la laboriosità della nostra gente, per questo definita "RAZZA PIAVE": si è creato il famoso Nord-Est, dove la vita è diventata molto più agiata, ma ... meno serena.

Emilio e Attilio Fontana fanno parte di quella schiera di artisti, artigiani e professionisti presenti a Solighetto che hanno dato lustro a questo paesino. Insieme a loro ricordiamo Onorio ed Ermenegildo Salomon, fabbri, Giovanni e Paolo Possamai, scultori e fonditori, i Bottari produttori di bilance, i Zamengo, fonditori di maniglie, i Pansolin, produttori di mobili e accessori in vimini.
Dobbiamo ricordare anche molte maestranze che si sono specializzate nel loro lavoro, come "Miciel" Colladet, "Giusto Giotto, "Memì" Mazzero, Giulio Salomon, che sono stati le forze propulsive, delle nuove realtà industriali che si sono installate nel nostro territorio, come la ditta BASEGGIO di Barbisano, la DAL VERA di Sant'Anna di Collalto e la ZOPPAS di Conegliano.

Angelo Soldan detto "Angelo Buda" da Falzè, ma "adottato" dai pievigini frequentanti l'Albergo "Leon d'Oro', in piazza a Pieve, così definiva, nella sua semplicità, la diversità tra la gente di Solighetto e quella di Pieve: "Suighet el thentro de la cultura ... Pieve quel de i contadini'', mentre altri "saggi" del tempo, così rappresentavano Pieve di Soligo e le sue frazioni: " Suighet la testa, Pieve la pantha e Barbisan i Brath".
Giovanni, molto estroverso, a differenza dei fratelli, è attratto da questo mondo di nuovi personaggi; sente la necessita interiore di frequentare il "dopo lavoro", dove la gente si ritrova per parlare di lavoro ma anche per divertirsi.

I divertimenti sono semplici ... ci si riunisce attorno alla "ritonda" della trattoria da "Marinelli", o nella piazzetta dell'osteria "Da Bastianel'', a cantare, a ballare con la musica suonata dalla band locale, composta da Sigismondo Marinelli "Mondo", violino, Giovanni Bottega "Jovanin", chitarra, Angelo Bottega "Angein" mandolino, Jacopo Possamai "Richi", fisarmonica", Olimpio Bottegal, clarinetto, De Pizzol Gino "el barbier'', batteria, ... o ... si gioca a carte "alla mora", "alla vecia", "a tresette" o a "scopa l'asso" sempre con la classica "ombra d vin" in mano.
In queste felici e semplici serate, troviamo i personaggi che hanno riempito di aneddoti la vita del paese: Tra questi ricordiamo Antonio Corbanese "Toni Zaina", con la sua parlata incerta, Giovanni Pansolin, alpino, reduce della ritirata dal Don, Antonio Balbinot "Toni', Costante Zannoni, Gino Pradella col suo aiutante "Toni" Collot, Angelo Piovesan "Angeo", Linetto e Armando Fornasier, il "bocio" Possamai e Umberto Dal Vecchio detto "Berto Rocco" teatrante.
A vent'anni, nel 1956, Giovanni dopo aver imparato i segreti del mestiere dai suoi vecchi maestri, decide di iniziare a lavorare "in proprio" e si iscrive alla camera di commercio di Treviso. Da questo momento diventa uno dei più ricercati decoratori della nostra zona e non solo.

Siamo negli anni '60, in piena ripresa economica, il lavoro va sempre meglio e alla sera ci si incontra o da Marinelli, o da Bastianel "Soto la Loda", o da Cicci, o al Leon d'Oro, o da "Poldo", per definire ulteriori nuovi affari ma anche per consolidare vecchie e nuove amicizie.
Sono gli anni in cui Giovanni riscopre una sua passione, lo SPIEDO.
Leopoldo Nardi, detto "POLDO'', estroso e ruvido gestore della trattoria "Al Castelletto" diventa, inizialmente e a sua insaputa, il maestro di Giovanni, che, con molta attenzione, spiedo dopo spiedo, riesce a carpire i segreti di questa arte povera, trasmessa di generazione in generazione, dove piccoli accorgimenti, all'apparenza insignificanti, danno alle carni un sapore, una fragranza e una digeribilità eccezionale.

Da spiedi molto semplici, con un solo tipo di carne, ne va a preparare altri sempre più delicati ed impegnativi, fino ad arrivare allo spiedo con gli "osei', con le beccacce e, non da tradizione, lo spiedo con l'anguilla, "la bisata" Tutte le varianti che possono influire nel risultato finale, vengono di volta in volta, seguite con particolare e perfino ossessiva attenzione (dettata anche dal suo lavoro certosino di decoratore), non trascurando, perfino la rimozione delle carni dallo schidione e la loro distribuzione ai commensali, su piatti in porcellana preriscaldati.

Tra tanti amici e conoscenti, un giorno Giovanni incontra una ragazza di Solighetto, di nome Lina Zago che da quel momento, lascia un segno indelebile nella sua vita; Lina infatti il 05 dicembre 1965 diventa sua moglie e dalla loro unione nascono Alberto e Silvia.
Ora Giovanni e Lina sono anche nonni di tre nipoti.
Giovanni ha svolto il suo lavoro di decoratore per quarant'anni,ed ha trasmesso a tanti suoi dipendenti, diventati ora loro stessi imprenditori, la passione e la dedizione per questa sua attività. (La ruota gira).
Attualmente, tra uno spiedo e l'altro, Giovanni si dedica alla famiglia, al giardinaggio, al restauro di mobili antichi, non trascurando e non dimenticando gli amici di ogni giorno ... e ... quelli che già se ne sono andati.