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Emilia De Biasi

Siamo nei primi anni del dopo guerra, la povertà , le distruzioni, la conta dei morti, sono ferite ancora aperte.
Nonostante tutto, la vita lentamente riprende, anche nei luoghi più dispersi in mezzo alle colline, dove neanche le strade arrivano, dove anni prima , in quei piccoli pezzi di terra dimenticati da tutti, senza acqua corrente, senza alcun servizio, persone del posto, utilizzando i materiali del luogo, si sono costruiti delle piccole stalle, per il loro ricovero, per il ricovero degli animali , lavorando senza badare alle fatiche, al sudore della fronte, ai calli sulle mani, con tanta voglia di... tirar avanti.

In una di queste case, in via Mire Alte, al confine estremo tra Refrontolo e Corbanese, nasce il 27 febbraio 1947, Emilia De Biasi, la piu' piccola di 6 fratelli, (tre maschi e tre femmine).

Da subito la vita ad Emilia si presenta difficile; aiuta la mamma e la nonna nelle faccende domestiche, va a dar una mano anche alle famiglie che risiedono nelle vicinanze, corre da una casa all'altra, tra i vigneti e i boschi, attraverso sentieri delimitati da siepi di varie essenze, quali il "canestrel", il "cornoer" il "sambuc", il "noseer selvarego".

Per lei non ci sono giocattoli, bambole o dolcetti, ma la dura realtà di una vita da conquistare giorno dopo giorno.
All'età di 6 anni inizia a frequentare le scuole elementari a Refrontolo e a piedi ogni mattina e ogni pomeriggio, con il bello e cattivo tempo, attraverso i sentieri, raggiunge una piccola strada di collina, che da Val de Rusté porta fino agli attuali "giochi": e poi giù in piazza, a scuola, nel fabbricato dove attualmente si trova il municipio.

Già da piccola impara a mungere le vacche e al mattino prima di andare a scuola e alla sera al calar del sole, scende a valle con due vasi di latte, da consegnare al lattaio, il quale, dopo aver borbottato un cenno di saluto, aver pesato, e aver versato il latte ricevuto in uno dei numerosi vasi da 50 litri ammassati sul cassone del furgone, registra la pesatura su di un consunto quadernetto della latteria, con una lapis che poi riposiziona tra il capo e il lobo dell'orecchio dx e riparte per il suo lento giro di raccolta.
Emilia mentre prende la strada del ritorno, si ferma presso la sorgente, a riempiere di acqua freschissima, i due vasi che agganciati al "bigol", riporta faticosamente a casa risalendo il sentiero.

Ogni giorno la mamma e la nonna preparano da mangiare per tutta la famiglia, utilizzando quel poco che la terra può dare spontaneamente: dalle erbe ai frutti selvatici, dagli animali agli uccellini che si trovano nel bosco, e tutti in famiglia si danno da fare, per assicurarsi... "lo stomaco ... pieno".
I fratelli maggiori di Emilia, nelle serate di pioggia, al chiarore di un lume a petrolio, trafilano l'argilla, che induriscono poi sulla piastra calda della cucina. Si preparano così i rudimentali proiettili da utilizzare con la cerbottana, a caccia, nelle notti buie senza luna.
Al chiarore di una lampada al carburo, si esplorano minuziosamente le siepi alla ricerca degli uccellini.

Emilia, essendo la più piccola, ha il compito di suonare, di continuo, una campanella, per mimetizzare il rumore dei loro passi. All'improvviso, scorta la piccola preda, dopo aver preso la mira, al rumore aspro e potente della soffiata, il proiettile d'argilla parte e va a inesorabilmente a colpire il malcapitato uccellino, abbagliato dalla luce e confuso dal tintinnio della campanella.
A fine serata tutti rientrano a casa, infreddoliti e bagnati dalla rugiada (dal slaguath), con le piccole prede, che vengono disposte su tavolo e subito spiumate e mentre la nonna cerca di allontanare il gatto, che strusciando attorno alle gambe tra un miagolio e le fusa, chiede la sua razione, un senso di eccitata soddisfazione si diffonde tra tutti i presenti , pregustando per il domani, un piatto meno frugale e più gustoso.

Man mano che il tempo passa, i fratelli e le sorelle maggiori, uno alla volta, lasciano la casa natia.
Anche Emilia cresce e a 17 anni incontra la persona che un anno dopo diventerà suo marito, Sergio Dal Cin.
Con Sergio si sposa nel 1965 e si trasferisce a corbanese; dalla loro unione nascono due figli: Luigino e Adriano.
Sergio venditore a domicilio di frutta e verdura è impegnato tutto il giorno; nei pochi momenti liberi, insieme alla moglie, coltiva un appezzamento di terra, dedicato a vigna, in località Mondragon.
Il posto e' delizioso, con un panorama che spazia da Pieve di Soligo a Formeniga e con una casetta, dove Emilia apre una cc frasca" e vende vino , pane e salame.

Da cosa nasce cosa, mettendo assieme l'esperienza sua e del marito, inizia a fare i primi spiedi, che dapprima vengono apprezzati dai familiari, ma come un'onda in uno stagno, vengono poi apprezzati anche dagli amici e dai conoscenti, che sempre molto generosamente in casa Dal Cin vengono e si autoinvitano.
La bontà delle cose genuine, dalle carni allevate in casa, alle verdure raccolte nei campi, unite al mantenimento delle tradizioni rendono questi spiedi eccezionali.

Emilia insieme al marito Sergio, quasi persone di altri tempi, godono del piacere di passare assieme agli amici momenti di genuina, spensierata tranquillità, attorno al "larin" e poi seduti a tavola, in cene e pranzi che ricordano i tempi passati, dove l'ansia e il continuo rincorrere del tempo che passa, sembrano non più esistere.
Quante volte, dopo aver vissuto momenti così belli, viene la nostalgia di un tempo lontano, dove la felicità era a portata di tutti e con poco ... tutti, di essa, ne potevano godere.